Intervista all'Assessore alla Cultura Giuseppe Buondonno

Laura Gioventù incontra il Prof. Giuseppe Buondonno. Assessore alla cultura, beni culturali, pubblica istruzione e immigrazione della Provincia di Fermo.

Parliamo di musica.

L’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, realizzò anni fa un piano musicale che prevedeva l’istituzione di spazi e tempi adeguati, all’interno degli istituti scolastici, per le prove e le esibizioni di giovani gruppi musicali formati dagli stessi studenti di quell’istituto. La Provincia potrebbe prendere a prestito l’idea e allargarla al punto da coinvolgere tutte le scuole della Provincia stessa e magari organizzare una manifestazione musicale con i migliori gruppi musicali emergenti, oppure aiutare questi ragazzi sottoscrivendo accordi con i locali della Provincia per farli esibire a costo zero per i gestori? Sarebbe molto importante per i ragazzi che fanno o cercano di fare musica, avere la Provincia come sponsor …

Potremmo fare tutte queste cose, sono tutte cose interessanti che in parte stiamo già facendo.

Stiamo pensando ad una sorta di Woodstock a Campolungo in Amandola, un concerto estivo con tutti i gruppi giovanili della Provincia, un lungo concerto dal pomeriggio alla mattina dopo, nel Parco dei Sibillini. Questa è una idea a cui stiamo lavorando insieme ad alcune associazioni di Amandola. Un’ altra cosa interessante: vareremo a giorni l’ audioteca provinciale che sarà aperta presso il Conservatorio di Fermo a tutti i gruppi musicali. Un audioteca che va dalla musica classica al jazz. Ma il progetto più generale è quello di realizzare una Casa della Musica, un luogo in cui, anche attraverso la possibilità di registrare, non solo di ascoltare, tutti i soggetti che fanno musica nel territorio siano ospitati in qualche modo ed abbiano un loro punto di riferimento, insieme naturalmente poi all’ istituzione musicale per eccellenza del territorio, che è il Conservatorio.

L’ idea di una sorta di festa dei gruppi scolastici musicali è fattibile, già coincide un po’ con la nostra idea del festival Woodstock che vuol dare anche valore al Parco dei Sibillini, spingendo un po’ i ragazzi giovani a vivere questa meraviglia, perché moltissimo si vive sulla costa e poco si gode di questa ricchezza che abbiamo.

E la possibilità di far suonare i ragazzi nei locali pubblici del territorio a costo zero per i gestori?

Questo è possibile farlo, naturalmente  è legato alle possibilità e alle risorse finanziarie della Provincia, perché una cosa di questo tipo potrebbe essere molto onerosa. Favorire in qualche modo la possibilità che i giovani si esprimano si può studiare. Farli suonare a costo zero significa, però, un esborso consistente. Noi stiamo facendo una cosa simile: stiamo elaborando un progetto che si chiama “Sostegno ai piccoli Comuni”, attraverso il quale alcuni soggetti che fanno musica, dal conservatorio, alla Scuola Popolare di Musica, al Tam Club, alla nuova Orchestra Regionale di Montegiorgio, ed altre figure, presenteranno delle proposte a basso costo per i piccoli Comuni.  Sono proprio loro che hanno maggiori difficoltà dal punto di vista finanziario ma anche organizzativo, che la Provincia cercherà di sostenere in quota parte.

Parliamo di numeri: la Provincia ha 40 comuni, di cui 33 sotto i 5.000 abitanti per un totale di 175.000 abitanti. Le imprese sono 20.000, di cui 8.000 nel comparto manifatturiero, scarpe specialmente, siamo il primo distretto europeo in questo settore …. ma l’industria del divertimento non ha numeri ma solo una generica definizione di comparto, eppure è fonte di lavoro, occupazione ed anche di cultura a diversi livelli. La Provincia, anche attraverso la Scuola, potrebbe dare vita ad un “insegnamento” del divertimento sostenibile sia dal punto di vista energetico sia dal punto di vista umano?

Io credo di sì, credo che sia possibile formare ad un divertimento intelligente in tanti modi. Intelligente significa per me soprattutto non autolesionista, non solo sul piano individuale  ma anche dal punto di vista della solidarietà di genere e di specie. Diciamo che il genere umano dovrebbe essere più solidale con se stesso. Divertimento intelligente significa questo:  non c’è nessun giudizio di valore, non sono un moralista e non ho intenzione di diventarlo a quasi cinquant’ anni, però quello che credo importante è che ci debba essere anche una “formazione al piacere”, come occasione di crescita e di coscienza di sé. Io vengo da una generazione in cui il piacere era identificato con la coscienza di sé, non con la perdita di coscienza.

Da questo punto di vista c’è una diversità antropologica molto forte che gli anni ottanta hanno segnato. Il dato essenziale, però, che tu poni è  un altro, anche di carattere economico, cioè mettere  ordine, nel senso buono del termine, mettere in qualche modo in relazione le tante realtà. L’ industria del divertimento è inserita dentro  un comparto più generale che è quello della Cultura, del tempo libero, del turismo. Io, che per mestiere faccio l’ insegnante, se penso alla Cultura, d’ istinto penso alla sua valenza formativa ed esistenziale più che come a qualcosa che crea valore in senso economico. Però è del tutto evidente che è anche questo.

L’ elemento di fondo è dare a questo comparto un ordine in termini di prospettive di sviluppo, o di prospettive di crescita, di concrete opportunità occupazionali. Chiaro che qui gli intrecci sono con l’ universo della Cultura, del turismo,  della ristorazione. E’ un insieme molto ampio ed è meno definibile di alcuni comparti industriali. Il divertimento, come tutta la produzione di beni immateriali in senso stretto, anche se avviene attraverso il consumo di beni materiali, di per se è un bene immateriale e naturalmente è più difficile definirlo ed incasellarlo in un settore specifico.

Lei è anche un insegnante, per cui conoscerà bene i gusti e le propensioni dei ragazzi di oggi, ma ci racconti come era il divertimento quando lei era uno studente come loro, e come sia cambiato da quei tempi ad oggi il rapporto fra le due generazioni, e come il territorio stesso abbia “accompagnato” tali trasformazioni.

La domanda è particolarmente difficile; cercherò, nei limiti del possibile, di evitare il rischio di incorrere in banalità. Molte cose sono cambiate nella superficie della vita, nelle relazioni, ma in realtà poi alcune dinamiche di fondo cambiano ben poco. Il divertirsi ed allo stesso tempo il ricercare se stessi che è un po’ quello che accade nella linea d’ ombra dell’ adolescenza, è un tratto direi eterno dell’ essere umano. Utilizzare il divertimento come palestra di identificazione di sé. Che cosa c’ era di meno? C’ era di meno la possibilità di spostarsi, di muoversi, c’era meno tecnologia nel nostro  divertimento, o meglio c’era quel grado ci tecnologia che la società complessivamente aveva raggiunto. C’ era anche quello, c’ era la televisione; non c’ erano i cellulari, non c’ era internet. Ma c’erano le cabine telefoniche. Non credo che ci fosse più noia di ora, però c’ erano molti più tempi morti.

Forse c’ è più noia adesso?

Non lo so. Non credo. Non mi azzardo, non vorrei veramente fare il “laudator temporis acti”. Mi ha sempre dato fastidio e continua a darmi fastidio anche adesso, però per fortuna facendo l’ insegnante uno è costretto a non vivere solo di rimpianti. Quello che c’era in più … allora c’ erano dei luoghi definiti in cui era facile trovarsi anche se non c’ erano i cellulari. Andare in piazza significava, più o meno, poter vedere tutte le persone che ti interessava vedere a determinate ore.

Adesso magari ci si incontra in altri luoghi “virtuali”…

….si, ma ci si incontra anche in luoghi fisici. Diciamo in alcuni “non luoghi” come dice un celebre architetto, perché i centri commerciali sono dei tipici non luoghi. Quello che mi piacerebbe poter realizzare in cinque anni del nostro mandato sarebbe una rete di trasposti pomeridiani più efficiente per gli studenti. Perché i ragazzi non debbano dipendere dai motorini, se ce li hanno, oppure dai genitori, ma possano spostarsi più liberamente sul territorio della Provincia, e anche fuori Provincia. E non essere prigionieri di alcuni circuiti definiti, ma poter fare cose che magari normalmente non farebbero.

Ma come era il divertimento quando lei era uno studente? Che cosa facevate?  Lei come si divertiva?

Io ho fatto abbastanza sport. Ho fatto Judo per tanti anni. Poi, debbo dire la verità,  noi ci divertivamo moltissimo a fare politica, in tanti. E ricordo tante esperienze collettive divertenti. Poi c’ erano le feste,  si andava a ballare e si andava moltissimo al cinema. Nell’età adolescenziale c’ era il ricreatorio, il San Carlo di Fermo, che per molti di noi è stato un luogo importante, una vera palestra di vita. C’ era una maggiore socialità immediata, che non andava ricercata. Attenti però ai luoghi comuni, perché  c’era altrettanta solitudine e altrettanta disperazione. Dagli anni ottanta in poi c’erano fiumi di eroina che scorrevano nelle nostre città. Adesso magari cambiano le sostanze. Ci  sono, appunto, problemi di fondo che poi sostanzialmente si ripropongono nelle varie generazioni.

La politica, oltre ad essere una passione, potrebbe diventare una forma di spettacolo tramite conferenze o “lezioni” impartite da personaggi sia della politica sia del mondo dello spettacolo, in maniera seria ma anche ironica e umoristica, per avvicinare i giovani ad essa senza le contrapposizioni violente degli anni passati?

La politica è già un pessimo spettacolo, tendenzialmente.

L’ipotesi che tu fai potrebbe essere stimolante. Credo che la cosa migliore per avvicinare i giovani alla politica, o meglio per avvicinare i giovani all’ impegno civile, sia riuscire a discutere dei temi e dei contenuti e meno degli schieramenti.

Magari sviluppare il senso civico che manca?

L’ impegno collettivo sui temi concreti, lo dice uno che fa politica. Se si parlasse di più di temi concreti e si portasse il microfono nelle piazze, nei luoghi di lavoro, per una volta senza avere i battibecchi politici della televisione, a mio avviso, la politica ne guadagnerebbe. Quella che andrebbe superata è una visione “tifosa” della politica.

Che poi è spesso spettacolarizzazione del peggior livello.

Serve una politica che ritorni, invece, a partire dal  basso e a riscoprire i temi e i contenuti. I giovani, più che di persone che parlano loro di politica, hanno bisogno di persone che parlano loro di contenuti e di problemi. Essere aiutati è percepire la concretezza della vita e la concretezza delle conseguenze delle proprie scelte. Questo per me è molto più importante che non una sorta di formazione astratta. E se per fare questo servono dei testimonial, ben vengano. Non mi scandalizzo, ma credo che il miglior testimonial sia un lavoratore che parli concretamente, un operaio cassaintegrato che ha i figli che studiano da mantenere.

L’intervista prosegue in auto …

La Regione Marche ha usato un famoso attore americano per divenire il testimonial di una campagna pubblicitaria molto discussa. Secondo lei, che tipo di personaggio, o personaggi, e con quale messaggio, potrebbero essere idonei per diventare i testimonial della Provincia Fermana?

La prima risposta seria che mi viene in mente è Neri Marcorè, perché sicuramente è molto conosciuto e per le sue capacità comunicative.

I nostri giovani vogliono avere sempre più luoghi di incontro, ma anche motivi nuovi e specifici per incontrarsi. Dopo le molte ed interessanti fiere agro-alimentari o storico-folkloristiche, perché non dare vita ad un concorso per le idee aperto ai giovani tramite uno Sportello Provinciale delle Idee,  una sorta di luogo e spunto di incontro-confronto, per evitare che le diversità generazionali impediscano il naturale processo di integrazione fra la tradizione e il futuro?

L’idea è positiva. L’idea di uno “Sportello Provinciale delle Idee” sostanzialmente sarebbe una sorta di raccolta di tutti i progetti possibili. Penso andrebbe fatto un lavoro un po’ più organico, un lavoro di progettazione dell’ incontro generazionale. Così come lavoriamo per l’integrazione dei cittadini extracomunitari, abbiamo anche il problema dell’integrazione e dell’intercultura tra le generazioni. In questo senso, un lavoro di “integrazione generazionale”, potrebbe essere fatto. Non so se attraverso lo sportello o attraverso una progettazione un po’ più definita e un po’ meno dispersiva.

La Provincia di Fermo è una novità che spesso non è conosciuta nel resto del Paese, ma al contempo questa novità potrebbe permettere la realizzazione di nuove forme di interventi socio-politici, la Giunta Provinciale come si pone verso l’ipotesi di una Conferenza dei servizi per convogliare tutte le energie produttive del comparto divertimento,  per unirle ad altre per creare sinergie nuove e vincenti per sviluppare il turismo provinciale?

E’ un’idea di cui abbiamo già parlato. Sicuramente può essere utile soprattutto nella fase

Iniziale della Provincia. Non è sostitutiva di un lavoro invece più organico che riguarda più specificamente la promozione del territorio e dei suoi Beni Culturali. Senza dubbio occorre una maggiore organicità di proposta nella valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico anche in chiave turistica. E proprio su questo stiamo lavorando; c’è un progetto strategico per il “Museo Diffuso” in collaborazione con l’Università di Fermo. Per quello che riguarda le politiche del tempo libero, prevedere un appuntamento di tipo conoscitivo ed elaborativo potrebbe essere utile a prescindere dal resto.

Le altre province della nostra Regione hanno da molti anni allestito eventi a carattere nazionale, anche recentemente la provincia di Macerata ha dato vita ad un evento molto seguito (Tutto in gioco), è ovvio che la fresca nomina di Fermo a Provincia deve essere ancora “entrare a regime”, ma c’è in programma un evento che attiri l’interesse di tutti gli Italiani, così da permettere una maggiore visibilità, oppure l’evento sarebbe il coinvolgimento di tutti i comuni della Provincia per dare vita ad una manifestazione “collettiva”? 

Innanzitutto precisiamo che i singoli eventi, di per se, non determinano promozione. La promozione è un lavoro serio, sistematico e metodologico. Sfogliando l’inserto viaggi di Repubblica, ad esempio, non c’è nulla che riguardi il fermano. Sono anni che non c’è nulla o quasi. Perché dietro non c’è un lavoro organico e sistematico di promozione.

Ad alcuni eventi di livello nazionale ci stiamo lavorando; ad esempio una mostra molto importante su Giorgio Morandi e Osvaldo Licini. Mostra che avrebbe una rilevanza di carattere nazionale. Stiamo, inoltre, mettendo a fuoco l’idea di un museo-laboratorio per l’arte contemporanea. Un luogo che, dalla fotografia all’arte contemporanea, sia un punto di riferimento e di attrattiva, senza essere megalomani, un po’ come è stato il Mart per Rovereto. Si tratta di fare un lavoro più sistematico oltre la singola manifestazione. Ritengo comunque che compito della Provincia non sia quello di sostituirsi ai Comuni nella realizzazione di eventi. Compito della Provincia è quello di supportare e coordinare.

La città di Fermo oltre ad una storia millenaria alle spalle, ha una singolare caratteristica, ed è nel suo stesso nome, fermo indica un non movimento, si potrebbe invece realizzare un programma di eventi “In Movimento” che coinvolga i giovani che vogliono vivere la sera in modo sano, anche se provocatorio? E per farlo servono luoghi o convinzioni nuove?

Parto dall’ultima domanda. Le convinzioni nuove sono sempre ben accette. I luoghi nuovi potrebbero certamente aiutare. Prima ho parlato della Casa della Musica. Se questa Casa della Musica potesse avere a fianco un grande locale insonorizzato, un grande capannone, qualcosa come è stato negli anni passati il BarFly di Ancona oppure il Mamania di Senigallia sarebbe una grande opportunità.

Ci sono tante proposte di dismissione creativa di beni pubblici non utilizzati…

Perfetto. Un luogo che poi potrebbe anche ospitare mostre e musica dal vivo. L’espressione “in movimento” mi suggerisce invece una “movida” serale fermana, organizzata in modo tale che determini anche eventi di carattere culturale,  musicale, con un programma definito. Poi esistono tante cose, anche troppe, le notte  bianche, le notti rosa. Onestamente, soprattutto per una Provincia nuova che nasce, credo che sia più opportuno lavorare su delle strutture che rimangano. Il tempo per inventarsi eventi non manca ed i creativi sono una folla.

Dobbiamo comunque anche stare attenti a  non istituzionalizzare la creatività. Le istituzioni possono supportare, ma la creatività istituzionalizzata qualche volta produce “mostri”.

Il turismo, specialmente del nostro litorale, è sempre stato considerato idoneo per le famiglie, ed anche le offerte alberghiere lo confermano, oltre al già consolidato turista-famiglia cosa e con quali forme strutturali potremmo divenire spazio e tempo libero interessante anche per i ragazzi, sia Italiani sia Europei? Un nuovo rapporto cultura-divertimento è possibile?

Intano io credo che lo schema: adriatico-turismo familiare è comunque un po’ superato e un po’ datato. Credo che il turismo sia già ormai diversificato. Ci sono diversi approcci e diverse esigenze che nascono e che maturano. Tra l’altro spesso anche il turismo familiare necessita di momenti di svago per i ragazzi. Cultura-divertimento è senz’altro un binomio assimilabile; non penso che si debba associare l’ attività culturale a qualcosa di noioso e di pesante. Anche se c’è una dimensione “pesante” della Cultura, che non va perduta. La prima cosa è l’integrazione territoriale perché questo è un territorio che consente il turismo di mare, tipico del litorale, con  la scoperta anche dei borghi, dei centri storici e del patrimonio artistico e culturale. E, a sua volta, la scoperta di questo patrimonio può essere associato a qualunque tipo di attività, happening, di tipo teatrale, di tipo musicale. Relativamente al Parco dei Sibillini, per esempio, li è possibile favorire forme di turismo europeo ed internazionale. Poi ci sono i turismi di natura specifica, penso al turismo religioso. Il turismo religioso è un dato reale, oppure, per esempio, al turismo sportivo. Io credo che in questo senso quello che serve è creare strutture ricettive e percorsi. Una pluralità di occasioni, internazionalizzando l’offerta. Non è possibile precostituire un unico modello di tipo turistico. Non regge più. Se avessimo, per esempio, il mare della Sardegna, oppure le piste da sci, allora potremmo pensare ad un turismo “monotipo”. Ma non essendo questa la natura del territorio, questo consente la possibilità di un turismo diversificato e anche meno di consumo, di qualità, distribuito nel corso dell’anno; penso per esempio al turismo scolastico. Chiaro che Fermo non è Amsterdam, ma avere un turismo scolastico della fascia dell’Italia centrale è possibile. Il problema è  garantire l’internazionalizzazione dell’offerta e una rete di accoglienza degna di questo nome; da questo punto di vista siamo veramente molto indietro.

 

Intervista di Laura Gioventù

Pubblicato il 14/04/2010 00:00